per un approfondimento di studio della storia dei vescovi della diocesi vedi nel link gli allegati

Storia della Diocesi (Prof. Claudio Canonici)

L’attuale Diocesi di Civita Castellana nasce ufficialmente l’11 febbraio del 1986 allorché, sotto il governo pastorale di Mons. Marcello Rosina, vennero pienamente unite a quella di Civita Castellana le diocesi di Nepi, Sutri, Orte e Gallese. Nell'aprile del 1989 fu Mons. Divo Zadi ad essere nominato direttamente nella nuova sede episcopale; mentre nel 1991 le quattro antiche diocesi accorpate a Civita Castellana vennero dichiarate sedi titolari. Da questo punto di vista, la diocesi civitonica, nella sua attuale conformazione, è una delle più recenti d’Italia; ma la sua origine, e quella delle ex circoscrizione diocesane che la compongono è, in realtà, fra le più antiche della cristianità.



1. Le origini del cristianesimo


      Il cristianesimo si diffuse in questa parte del territorio a nord di Roma fin dai primissimi secoli successivi alla predicazione di Gesù. La presenza delle grandi vie di comunicazioni (le attuali Cassia, Flaminia, Aurelia, le antiche vie Amerina e Clodia, il Tevere) facilitò la diffusione della nuova religione, che avvenne perlopiù lungo queste grandi vie di comunicazione, come dimostrano i ritrovamenti dei primi reperti sicuramente riconducibili a fedeli cristiani proprio lungo tali percorsi. Gli stessi culti martoriali, tramandatici dalle varie Passiones, e i ritrovamenti dei più antihi cimiteri certamente cristiani, gravitano intorno alle strade romane che allora attraversavano il territorio: Gratiliano e Felicissima, Tolomeo e Romano, lungo la via Amerina; Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni, lungo la Flaminia; Eusebio, Romano, Felice, Dolcissima, Alessandro, lungo la Cassia; i cimiteri di Santa Teodora, (Flaminia), Santa Savinilla (Amerina), Sant’Alessandro e Sant’Eusebio (Cassia).

      Ai secoli III e IV risale anche la formazione delle prime comunità cristiani stabili e consistenti. Nel IV secolo si trovano le prime tracce documentarie della presenza di vescovi che guidavano le varie chiese locali: Aquaviva (lungo la via Flaminia), Baccano (lungo la Cassia), Faleri Novi (che diventerà, più tardi, Civita Castellana, quando il sito dell’antica città fallisca verrà rioccupato dagli abitanti di Faleri), Forum Clodii, (presso Bracciano, attestata dal 313 al 501); Manturanum (forse l’antica Monteranno); Nepi, Orte, Sutri; più tardi, e con un’attestazione limitata nel tempo, apparirà anche Gallese. A partire dai primi secoli del Medioevo, a seguito dell’abbandono di vari centri abitati e delle dinamiche demografiche e insediative proprie del territorio, molte delle antiche diocesi scompariranno per lasciare il posto alle quattro sedi storiche di Civita Castellana, Nepi, Orte e Sutri. Nel corso dei secoli, queste Chiese seguiranno le sorti della Chiesa di Roma, a cui rimarranno sempre immediatamente soggette.



2. Dal Medioevo agli accorpamenti


      Numerose furono le vicende religiose che in esse si svolsero nel corso del Medioevo. Il territorio della Chiesa di Nepi, ad esempio, conobbe una notevole fioritura di comunità monastiche prebenedettine e, successivamente, benedettine, precedute dai numerosi insediamenti eremitici della valle Suppentonia, come si ricava dai Dialoghi di Gregorio Magno. Nel territorio civitonico sorsero, invece, gli importanti monasteri del monte Soratte (di origine carolingia) e grandi abbazie territoriali come quella di Sant’Andrea in Flumine nella valle del Tevere. Mentre fecero sentire la loro forte influenza politico-religiosa altri grandi complessi abbaziali come Farfa o le abbazie romane delle Tre fontane e di San Paolo. Più tardi, fra il XII e il XIV secolo, furono i cistercensi, insediatisi nella preesistente chiesa di Santa Maria di Falleri, a far giungere alle porte di Roma le innovazioni del monachesimo d’Oltralpe. Anche per gli ordini mendicanti, e in particolare per i francescani, il territorio diventerà un luogo di precoce insediamento. Lo stesso san Francesco soggiornò a Orte per quindici giorni e vi fondò il primo convento della Regione Romana. Alle origini del movimento francescano risale il convento di Civita Castellana, edificato quando il santo era ancora in vita o nei primi anni successivi alla sua morte. Non mancò neanche la presenza dei movimenti eterodossi o ereticali. A Orte, ad esempio, nel XIII secolo fece la sua comparsa il movimento patarino e nel 1457 vi sono segnalati i “fraticelli dell'opinione”.

      Dal punto di vista politico il territorio dell’attuale Diocesi, stabilmente inserite nella provincia pontificia del Patrimonio di San Pietro, subì l’influenza diretta della Sede Apostolica, fin da quando i pontefici Zaccaria e Adriano I, fra l’VIII e il IX secolo, vi creeranno alcune delle principali Domuscultae, le grandi fattorie fortificate create intorno a Roma per colonizzare il territorio e approvvigionare l’Urbe. Molte delle vicende che coinvolsero il Papato ebbero qui il loro epilogo o la loro genesi. Così a Civita Castellana morì nel 1100 l’antipapa Clemente III; Eugenio III, Adriano IV e Alessandro III (morto nel 1181 e sepolto nella cattedrale civitonica) vi si rifugiarono, continuando da qui a governare la cristianità. Nelle dinamiche politico-religiose del tempo, la città si trovò anche a subire a più riprese l’interdetto pontificio. Vescovo di Nepi fu Sergio, figlio di Marozia, detentrice dell’egemonia a Roma nei primi decenni del X secolo, e fratello di Giovanni XI e, nel secolo successivo, Alberto (1098) cardinale dell’antipapa Clemente III. A Sutri si svolse il sinodo (1046) voluto dall’imperatore Enrico III che mise fine allo scisma dei tre papi ed elesse Clemente II, fautore della riforma ecclesiastica. Alcuni vescovi sutrini aderirono alle posizioni di antipapi come Anacleto II (Ottone, 1126-1237) e Nicolò V (Tommaso, 1325); o ricoprirono delicati incarichi: il vescovo Marino (963-75), ad esempio, fu legato presso Ottone I. Personaggio di spicco fu il vescovo Bonizone (1075-82), canonista e sostenitore della riforma di Gregorio VII. Dalla piccola terra di Gallese, nell’ultimo quarto del IX secolo provengono due cardinali che divennero pontefici: Marino I Saccardini, papa dal 882 al 884, e Romano I Saccardini, nipote di Marino, eletto nel 898 e rimasto in carica per circa 3 mesi.

      Intorno alla metà del XV secolo, nonostante l’importanza che avevano assunto le quattro città sede delle rispettive Diocesi, papa Eugenio IV, considerata la scarsità delle rendite delle singoli sedi episcopali, procedette a un loro riordino, che si concretizzò con l’accorpamento nelle mani di due soli vescovi. Il 12 dicembre 1435 con la Bolla “Romana Ecclesia” si giunse all’unione nella persona del vescovo Luca Rossi de Tartarinis delle due sedi di Nepi e Sutri, che conservarono, però, i rispettivi titoli, le cattedrali, le curie e la denominazione. La stessa cosa accadde per Civita castellana (la quale aveva già assorbito dalla seconda metà del XIII secolo la sede di Gallese) e Orte, unite In Persona Episcopi, il 5 ottobre 1437 con la Bolla “Sacrosanta Romana Ecclesia”, lasciando ugualmente inalterati titoli, giurisdizioni, curie, residenze. Primo vescovo di Civita Castellana e Orte fu Valentino.



3. Dal Concilio di Trento alle soppressioni napoleoniche


      Dopo l’unione le due Diocesi riprenderanno vigore anche perché, la loro vicinanza a Roma, ne faceva sedi particolarmente ambite. La consuetudine, che iniziò nei primi anni del Cinquecento, di scambiare le nomine episcopali trasferendo vescovi di Nepi e Sutri a Civita Castellana e Orte, e viceversa, contribuì a rendere le due sedi episcopali abbastanza omogenee, nell’organizzazione della vita religiosa e amministrativa, prima che intervenisse il Concilio di Trento a uniformare queste come le altre Chiese della cattolicità.  Prima che il Concilio di Trento decretasse l’obbligo di residenza per i vescovi, importanti prelati ottennero il titolo episcopale, senza stabilirsi in loco. Vescovi di Civita Castellana e Orte furono personaggi come Nicola Palmerio (1455-1467), teologo agostiniano e umanista e, soprattutto, Giovanni Burchard (1503-1506), liturgista, cerimoniere pontificio, nonché primo coeditore del Liber pontificalis. Fra il 1525 e il 1538 la diocesi venne data in commenda. I vescovi si limitavano a beneficiare delle rendite senza occuparsi della diocesi tanto che, alle soglie del Concilio, la vita religiosa e quella istituzionale conobbero un notevole degrado. Anche a Nepi e Sutri vennero nominati importanti personaggi, come i cardinali Pietro Antonio De Angelis (1542-1453), governatore di Roma, e San Carlo Borromeo. Numerosi furono i vescovi delle due diocesi che intervennero al Concilio, fra cui Scipione Bongalli (1539-1564) e Girolamo Gallarati (1560-1564). Negli anni immediatamente successivi al Concilio, importanti personaggi furono consacrati vescovi, soprattutto nella sede nepesina e sutrina; ad essi si deve il trasferimento delle innovazioni conciliari nelle antiche Chiese locali. Tra questi particolare importanza hanno i vescovi Michele Ghislieri, il futuro pontefice san Pio V (vescovo di Nepi e Sutri dal 1556 al 1560); lo stesso Girolamo Gallarati (1560-1564), che iistituì il seminario a Sutri (1564), uno dei primi ad essere impiantato secondo le norme conciliari, poi soppresso nel 1566 per mancanza di fondi e riaperto solo nel 1703 dal vescovo G. Cianti (1701-1708); il cardinale Tiberio Crispi (1565-1566)
governatore di Perugia; Orazio Morone (1580-1603), nipote del cardinale Giovanni Morone.
      Momento fondamentale del rinnovamento conciliare nel territorio fu la visita apostolica del cardinale Alfonso Binnarini, vescovo di Rieti e visitatore del Patrimonio, che a partire del 1574 visitò il territorio delle due diocesi e verificò lo stato di attuazione dei provvedimenti voluti dal Concilio.
      Nella seconda parte del XVI venne per breve tempo ripristinata la sede gallesiana. Nel 1562, sotto Pio IV, fu nominato vescovo di Gallese Girolamo Garimberti, ma sotto il suo successore la diocesi di gallese fu definitivamente riunita a quella di Civita Castellana.
      Nel secolo successivo, furono celebrati i primi importanti sinodi diocesani post-tridentini, fra cui quello di Angelo Gozzadini, per Civita Castellana e Orte, e Giulio Spinola, per Nepi e Sutri. La vita religiosa ebbe un notevole impulso nel corso dei Seicento soprattutto per la vitalità del movimento confraternale, che poteva contare su decine e decine di confraternite istituzionale (Sacramento, Rosario, della Misericordia ecc.) e devozionali (legate ai numerosi culti mariani e dei santi) alle quali erano affidate un gran numero di chiese e le istituzioni assistenziali e caritative (ospizi, ospedali, carceri, conservatori ecc.) attive in tutti i centri delle due diocesi. Altro motivo di rinnovamento della vita religiosa furono le congregazioni e gli ordini religiosi. Di notevole importanza fu il convento e studio filosofico francescano di Santa Maria del Prato a Campagnano, che nei primi secoli dell’età moderna ebbe il suo massimo sviluppo, lo studium filosofico degli agostiniani di Orte e il noviziato della Provincia romana dei Minori Osservanti, attivo sempre nella stessa Orte. Anche i francescani della Provincia irlandese avevano istituito a Capranica un noviziato (1656), collegato con il collegio romano di S. Isidoro. Quasi in ogni centro abitato erano, poi, insediati i cappuccini, alla cui opera era affidato lo sviluppo di culti come il Rosario, il Sacramento della confessione, la predicazioni, in particolare dell’Avvento e della Quaresima e quella delle missioni popolari.

      Importante fu, nel Settecento, l’attività di alcuni vescovi civitonici e ortani, fra cui Ascanio Blasi (1705-1718), Bernardino Vari (1739-1748) e Sante Lanucci (1748-65), sotto il cui governo pastorale si tennero importanti sinodi diocesani che produssero un rinnovamento radicale dell’attività pastorale. Un accenno a parte merita il vescovo Giovanni Francesco Tenderini (1718-1739). Dopo aver partecipato al Concilio romano del 1725, durante il quale tenne un’allocuzione nell’ultima sessione per esortare i vescovi a mettere in atto nelle loro diocesi le determinazioni dell’assise, si adoperò per realizzare nella sua diocesi quanto era stato deciso. Tenderini ripristinò la disciplina ecclesiastica, favorì l’istruzione religiosa dei fedeli, si adoperò per istituire il seminario (aperto 7 anni dopo la sua morte nel 1746), visitò a più riprese la diocesi con un’attenzione particolare alla cura pastorale. Alla sua morte fu aperto il processo di beatificazione che si concluse con il riconoscimento delle sue virtù eroiche (1794).

      Sempre nel Settecento nel territorio si svolse l’opera religiosa e sociale di due importanti santi: san Paolo della Croce e santa Rosa Venerina a cui si deve la nascita, rispettivamente, dell’ordine dei Passionisti e delle Maestre Pie Venerini. Alla predicazione diretta di san Paolo della Croce è da ricondurre la fondazione di numerosi conventi di passionisti; mentre a santa Rosa e alle sue maestre si deve la fondazione, fra Settecento e Ottocento, delle scuole per l’educazione delle fanciulle che furono create nella maggior parte dei paesi delle due diocesi e che ancora oggi sono in attività. Gli anni finali del Settecento vedono anche la nascita del principale santuario mariano della diocesi, quello di Santa Maria Ad Rupes a Castel Sant’Elia, proclamata nel secolo XX patrona dell’attuale diocesi di Civita Castellana.

      Negli anni finali del Settecento e in quelli iniziali del secolo successivo, la Repubblica romana e la dominazione napoleonica portarono grandi sconvolgimenti. Il vescovo di Civita Castellana e Orte, Lorenzo De Dominicis (1787-1822), sottoscrisse il giuramento napoleonico, contrariamente a quello di Nepi e Sutri, Camillo Simeoni (1782-1818), che invece si rifiutò di giurare e per questo motivo fu imprigionato e deportato. A causa del mancato giuramento del vescovo, le sedi episcopali nepesina e sutrina furono soppresse e accorpate alla sede civitonica e orfana (1809-1814). Numerosi episodi di violenza accompagnarono il periodo della dominazione francese. Uno dei più importanti fu l’episodio di insorgenza antifrancese di Nepi, che portò all’inasione della città da parte dell truppe direttoriali e all’incendio e saccheggio della cattedrale e della curia episcopale nepesina (1798).

   

 


 


 

 

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